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Solo una madre: Luigi è il primo pensiero al risveglio e l’ultimo prima di andare a dormire. E anche se le forze vengono meno perché l’età avanza, l’amore non se ne accorge – II parte

 

Avere un bimbo negli anni sessanta, in questa epoca così rigogliosa e positiva, fatta di sogni e di prospettive future, gioiose e realizzabili, così diverse dal nostro mondi di oggi, evidenza una differenza sostanziale: al tempo, i medici non avevano in uso di monitorare le gravidanze come oggi. Non esisteva l’ecografia. Non c’erano i mezzi per conoscere le condizioni del nascituro. I tempi della scienza non erano ancora maturi in tal senso. Ciò detto, quello che è certo è che il piccolo Luigi è affetto da paraparesi spastica. È handicappato. (Non a caso uso questo termine piuttosto che “disabile” o “portatore di handicap” o “diversamente abile”, espressioni a cui oggi siamo consueti, all’epoca esistevano solo gli handicappati) Ormai è chiaro, Luigi non potrà mai avere una vita “normale”. È il dramma. La non accettazione. Il non senso. Un dolore che le trapassa l’anima. Perché un bambino così bello deve subire questo danno? Dov’è Dio? Annamaria è credente, è stata educatrice e presidente dell’Azione Cattolica. Ma la sua fede vacilla. Ci vuole tempo. Ci vuole tempo per metabolizzare il dolore. E poi il dolore si trasforma. Anche se Annamaria confessa che quel dolore non le è mai andato via del tutto. È come un buco nero. Sta lì fermo dentro di lei. Anche se ogni giorno va meglio. E così gli anni sono passati. E Annamaria ha compiuto “miracoli”, così le hanno detto più volte i medici increduli nel vedere i miglioramenti di Luigi. Sono gli anni sessanta e settanta e l’handicap è solo un danno collaterale per la collettività. Non c’è integrazione. Non ci sono cure. Luigi è solo un problema per la società. Ma Annamaria lotta. E nonostante i tanti diniego della scienza e della scuola, Luigi impara a camminare e parlare. Cresce, va alla scuola pubblica e non a quella “speciale”, unica scuola possibili per gli handicappati dell’epoca. E’ Annamaria che fa aprire le porte laddove sembra impossibile. Luigi è così bello, così amato! Sembra quasi “normale”. Ma la verità è che lui è un angelo. Un’ essere speciale che ha cambiato per sempre la vita di sua madre e di tutta la sua famiglia. Per Annamaria da quel giorno di quasi cinquant’anni fa ad oggi Luigi è il primo pensiero al risveglio e l’ultimo prima di andare a dormire. E anche se le forze vengono meno perché l’età avanza, l’amore non se ne accorge. Perché l’amore tutto copre. Tutto sopporta. E addirittura rende tutto inaspettatamente meraviglioso!

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