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IL NULLA COME OBIETTIVO? Dal non senso alla pienezza della vita vissuta

 

Un amico una volta mi disse: c’è più gioia nel vedere una persona tornare alla vita dopo aver fatto scelte articolate e spesso confuse, che cento vite vissute seguendo la scia di un fastoso, scintillante, misterioso e mistificante non senso. La vita mi ha insegnato che questo accade quando ci si immerge nel nulla, quel nulla che per me è rimando dovuto a quel piccolo capolavoro che è “The neverEnding story”, e quindi, alla lotta di Bastian e Atreyu contro quel male oscuro che voleva distruggere Fantàsia: il nulla, appunto. Quel “nulla” che è corrispettivo “dell’inconscio” di ognuno di noi, per cui, se non abbastanza consapevoli, diventa motivo di incaglio in quell’inezia distruttiva, portatrice di angustia e dolore, a volte, senza via di scampo. Questo può ridurre la vita a una mera replica di cose da fare, come se fossimo delle brave marionette, incapaci di sbrogliare la matassa del proprio mondo interiore e quindi di vivere, vivere davvero! Forse è proprio questo magma di non senso, spesso più sinuoso della logica o dei valori della vita, così liquido, non inteso come mancanza di margini ma come assenza di fondamenta, a raccontarci meglio questa nostra epoca. Oggi tutti noi viviamo in una realtà che ci permette infinite possibilità. Possiamo essere e andare ovunque. Ma sono troppi i casi in cui molti di noi sono totalmente assorbiti dal continuo desiderio/bisogno di “divertirsi” sopra ogni cosa, financo schiacciare il prossimo, come se nulla fosse, a palesare un estremo bisogno di essere protagonisti e quindi di esistere. Questo manifesta una grande mancanza nella nostra società occidentale, e la rivela coma la più solitaria e depressiva che sia mai esistita da che l’uomo ha conosciuto il suo esistere. Eppure si può risalire la china. Esiste una “resilienza” che è più forte del “nulla”. Ma allo stesso tempo la domanda è: perché tante opportunità e così tanta alienazione? Vogliamo un lavoro a tutti costi perché il lavoro è un nostro diritto ed è anzitutto dignità, oltre che una necessita per vivere, e poi però sogniamo si essere altrove: in vacanza. Senza considerare i sempre più numerosi furbetti sommersi che credono di avere diritto di essere pagati per un lavoro che non svolgono. Perché? Perché questo lassismo verso il bene comune. Come mai ci spaventa il sacrificio? Perché facciamo fatica a prendere un impegno? Sono molte, troppe, le domande cui dover trovare una risposta. E di certo non ci sono risposte immediate. Non esiste una riposta univoca e, tanto meno, in queste poche righe. Ci vuole una vita intera per capire se stessi, figuriamoci comprendere e superare una tale impasse. Eppure, è importante imparare a guardarsi dentro e non aver paura di ascoltarsi e fermarsi a riflettere. Non bisogna aver paura del silenzio, della solitudine. Non bisogna aver paura di sapere che senza il reciproco sostegno non si va lontano. Conoscersi e amarsi è necessario per amare la vita e gli altri. Senza questo passaggio indispensabile è impossibile trovare “quel senso” capace di distrugge “quel nulla” mistificante. E non dico questo per semplificare il tutto, perché amarsi non è così scontato, così come non è scontato amare gli altri. Tuttavia è necessario! Non basta aumentare la serotonina o avere l’adrenalina sempre al massimo a darci sollievo; non esistono palliativi chimici che possano surclassare questa necessità umana di sapere chi siamo e dove stiamo andando, lungo la nostra storia in questo mondo; non basta nel bene e nel male, comprese le cadute e gli errori. E poi, solo riconoscendo nell’altro un amico/a, un fratello, una sorella, tutto è più bello. Siamo tutti una famiglia, e non è retorica. Lo scorso anno è uscito nelle sale italiane un film documentario che ho amato tanto: “Human”, di Yann Arthus-Bertrand. Per me un capolavoro! Ecco, questo film racconta di come l’umanità sia unita e legata fra loro, nonostante le molteplici diversità, a ricordarci che ogni vita ha le sue preoccupazioni e difficoltà, e che la bellezza della vita in se stessa va oltre il dolore, la paura, la morte. E non è mai scontata.

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