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Il martirio cristiano oggi: dal metropolita di Kiev, Vladimir, a Padre Ettore Cunial – I parte

 

Ogni 24 Marzo, la Chiesa celebra la memoria dei missionari cristiani uccisi nel mondo, e in quel giorno ricorda il valore del loro sacrificio con la preghiera e il digiuno. Ognuno di noi è invitato a condividere questo forte momento di preghiera.

Se ripercorriamo la storia del martirio, scopriamo le storie di tanti uomini come il metropolita ortodosso di Kiev, Vladimir, dell’allora unione sovietica, che il 25 gennaio 1918 è stato il primo tra i vescovi russi ad essere fucilato dai rivoluzionari bolscevichi:

“Soffrire è duro, pesante – afferma in una delle molte interviste – ma a motivo delle nostre sofferenze sovrabbonda anche la consolazione divina. E’ difficile varcare questo Rubicone, questo confine, e affidarsi totalmente a Dio. Ma quando questo accade, l’uomo è ricolmo di consolazione, non sente più le terribili sofferenze… Adesso è il momento del giudizio”.

Assieme alla memoria di questo grande uomo, dobbiamo ricordare i molti – ortodossi, cattolici latini e orientali, evangelici – che in Ex Unione Sovietica e in Europa Orientale, nella metà del novecento e oltre, hanno offerto la loro vita per il Vangelo, e con loro facciamo memoria anche di Nicu Steinhardt, un grande intellettuale romeno, morto martire dopo essersi convertito al cristianesimo nella Chiesa Ortodossa di Romania. Egli nel riferire le sue dolorose vicende vissute in prigione, esperienza che aveva condiviso con alcuni cattolici orientali e ortodossi, nell’esporre lo straordinario evento del suo battesimo, avvenuto proprio in carcere, raccontava:

“I tre preti si consultano tra di loro e poi vengono a interrogarmi: cosa voglio essere, cattolico o ortodosso? Rispondo senza incertezze: ortodosso. Benissimo. Mi battezzerà il monaco. Ma i due preti greco cattolici assisteranno al mio battesimo e io dirò il credo davanti ai preti cattolici sia in omaggio alla loro fede, sia come testimonianza che intendiamo dare vita all’ecumenismo durante il pontificato di Giovanni XXIII. Tutti e tre mi chiedono di considerarmi battezzato in nome dell’ecumenismo e di promettere di lottare – se un giorno uscirò di prigione – per la causa dell’ecumenismo, sempre. Lo prometto con tutto il cuore”.

Queste straordinarie testimonianze ci ricordano il dramma del martirio in nome di Cristo che si è compiuto nel mondo e che ancora oggi si perpetua, anche se spesso noi cristiani non ne siamo completamente consapevoli. Per questo, assieme agli uomini di cui abbiamo fatto memoria, dobbiamo celebrare i molti martiri cristiani uccisi tra il XX e il XXI secolo, e tra loro in particolare desidero ricordare la figura di Padre Ettore Cunial, Giuseppino del Murialdo, morto martire l’8 ottobre 2001 a Durazzo, in Albania.

Continua…

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