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Ricerca antropologica IV – I MOXOS e il territorio e le riduzioni gesuitiche

 

 

La vita nelle riduzioni gesuitiche moxene si sviluppava in un modo molto preciso. In ogni villaggio il “cacicco” (da una voce caribica attraverso lo spagnolo cacique, è un termine con cui si definivano tradizionalmente i capi di alcune comunità tribali in America latina. Ancora oggi viene usato in Messico per indicare il capo del villaggio. La parola originariamente apparteneva alla lingua dei taino, etnia caraibica appartenente al gruppo degli arawak). Dunque, il cacicco, che era il capo di tutti, veniva aiutato da un alferez o alfiere, due alcaldes o sindaci di famiglie e due alcaldes del villaggio, un insieme di personaggi autorevoli che formavano il cabildo o capitolo, l’autorità preposta all’ordine generale. Il missionario supervisionava i lavori.

Un fiscale, sostenuto da due giudici, esercitava la giustizia. Prima di comminare la pena, si ammoniva il reo. Una pena forte era quella di 12 frustate (non in pubblico), ma quella maggiore era l’esilio in una città dei bianchi o la tosatura della testa.

Tuttavia c’era chi non si adattava alla vita della riduzione: vivere lì significava perdere gli antichi costumi, apprendere l’idioma di tutti e perdere il proprio, obbedire ad altri. Meglio tornare nella selva, il rifugio naturale degli indios.

Gli indigeni che non vivevano nelle riduzioni erano terrorizzati dai coloni di Santa Cruz (i cruzeños). Non erano rari i casi in cui reagivano con la forza contro qualsiasi bianco. Così capitava che qualche gesuita venisse ucciso perché scambiato per un cruzeño. È quanto accadde al Padre Barace, il fondatore di Trinidad, ucciso nel 1702 dagli indios Itonomas, vicini dei moxenos.

Oltre i cruzeños, c’erano i portoghesi che volevano occupare le terre di Moxos e che incutevano ancor più paura. Queste invasioni di campo allarmavano anche gli spagnoli. Nel 1722 il governatore di Santa Cruz mandò un contingente militare contro i portoghesi che stavano entrando attraverso la frontiera del rio IténezMa la spedizione irruppe nel territorio degli Itonomas. Ci fu uno scontro e furono uccisi almeno 2000 indigeni. I missionari accorsero per fermare i soldati spagnoli, ma in ritardo e quindi senza successo. Da quel momento, molti dei nuovi indios cristianizzati cominciarono ad avere il sospetto che i padri si portavano dietro i cruzeños e preferirono tornare nell’originaria foresta, un luogo dove non sarebbe stato facile trovarli. Furono i precursori dei futuri ricercatori della Loma Santa.

Continua…

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