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Ricerca antropologica XII – I MOXOS e il loro rapporto con i missionari

 

Prima che i missionari e la riduzioni fossero solo un ricordo lontano, per il popolo moxeños i missionari gesuiti furono coloro che insegnarono loro ad amare Dio e quindi ad amare il prossimo. Forse…  Diciamo di sì. Ma già nella loro primitiva vita gli indios “se” non amavano il prossimo, certamente lo rispettavano. Non erano un popolo guerriero. Forse i gesuiti credevano di renderli liberi dalle ingiustizie? Gesù in croce era visto dagli indios come un fratello che aveva sofferto ingiustamente. Ma per loro, l’unica grande ingiustizia era quella dell’uomo bianco venuto per soggiogarli. Perché prima erano già liberi. Al più, i missionari li liberarono, durante il breve periodo riduzionale, dai colonizzatori. Questo sì. Ma era quello il vero significato della croce? Non poteva quel simbolo servire ai religiosi per tranquillizzare la propria coscienza e dall’altro per reprimere l’animo troppo libero e ribelle degli indios? In fondo, battezzare significava ammansire e quindi continuare a dominare. Non solo. Paradossalmente i missionari portarono il “discorso della montagna” in un paese dove questo messaggio evangelico veniva attuato in modo naturale. Gli stessi gesuiti trovarono che gli indios erano “uguali fra loro”, che nella loro lingua le parole “ricco e povero” non esistevano. Esisteva la “comunità”. Ogni bene acquisito con la caccia, la pesca, il raccolto era un bene destinato non alla propria famiglia, ma alla comunità. Si trattava di un principio naturale osservato tutt’oggi in molte comunità indigene di Moxos.

E il ruolo della musica? La musica è forse l’espressione che più caratterizza la storia e la cultura moxeña. I gesuiti, probabilmente, non sarebbero riusciti a evangelizzare gli indios se non avessero percepito il loro attaccamento viscerale alla propria identità etnica, la loro sensibilità poetica e musicale contenuta nei miti e leggende moxeñe.

La nuova fede concorreva al raggiungimento di un’armonica vita sociale, ma solo grazie alla musica. La musica barocca, entrava facilmente nei cuori degli indios. I moxeños la suonavano non tanto perché la sentivano sacra, nel senso che noi intendiamo, ma perché la trovavano allegra.

Certamente in chiesa accompagnavano il rito religioso con canti e suoni, ma solo perché la musica li avvicinava a Dio. E quando a San Ignacio de Moxos dicono che il rito è divino solo se è musicale, fanno capire che se non c’è la musica non c’è neppure Dio.

Continua…

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