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Giovanni Lindo Ferretti – la salita al colle vaticano – III parte

 

Stiamo ormai giungendo verso l’apogeo della storia di Giovanni Lindo. A questo punto del racconto, ci addentriamo verso il colle vaticano. Il suo incedere in quello spazio sacro, luogo che è memoria del potere non riducibile a dimensione “politico sociale”, ma rappresentante di una funzione verticale tra terra e cielo, è anche lo spazio di concentrazione del mistero dell’uomo. Possiamo definirlo il “Dominus Deus Sabaoth. Rimane solo un breve viaggio in macchina salendo il colle tra lui e l’incontro con il Pontefice. Il Vaticano è fortezza, monastero, prigione, ospedale, governo e burocrazia, nessuna dimensione storico sociale gli è estranea ma tutte insieme non lo esauriscono. Arte a profusione e giardini ben curati. Un muro, un cancello, un cortile di ghiaia, un prato, una casa che fa tutt’uno con una piccola chiesa; all’interno una dimora come tante sulle colline d’Italia”.

Finalmente arriva l’incontro con Benedetto XVI: “La porta si apre e nel piccolo salotto anche il Papa sta entrando da un’altra porta, mi inginocchio, bacio l’anello e la sua mano, che alzandosi leggera mi sfiora il braccio invitandomi a seguirlo e ci accomodiamo su due poltrone, di fronte, vicini. Una dimensione familiare. – Lei viene da lontano, è stato un lungo viaggio che l’ha portata qui. Mi racconti -.

– Santo Padre il mio è un mondo di umane miserie e miserevoli esperienze, raramente concede tempo e spazio al manifestarsi della grazia ma non è impermeabile alla divina misericordia – le parole escono leggere, a volte timorose, ma una benevolenza palpabile le sostiene. I suoi occhi vibrano di una luce che solo una vita di preghiera al cospetto dell’Altissimo può produrre come riverbero. Occhi di grazia che contemplano, consapevoli, l’immane dolore, la disgrazia senza rabbuiarsi solo aumentando la profondità dello sguardo, volgendolo all’interno. Esile, fragile, affaticato nel muoversi, contratto nel sedersi. Sono gli occhi di cristallina purezza a determinarne autorità e autorevolezza. Bagliori di lucida intelligenza nutrita di sapienza non lascerebbero scampo imponendo il silenzio ma un’attitudine dolcissima dell’essere, nei gesti ritenuti, nell’ascolto, permettono un parlar franco e sereno. Ho rimesso nelle sue mani la mia vita e tutte le persone che ne fanno parte: i concerti, la montagna, anche i cavalli; lo sconforto, la stanchezza, la gioia, la riconoscenza.

– lei è molto giovane – sorriso

– Santo Padre sono vecchio da ogni punto di vista, non fosse per la Fornero sarei in pensione – sorriso

– No, no lei è molto giovane, il suo viaggio non è ancora finito, ha molte cose da fare -.

– Santo Padre mi benedica e con me benedica i peggiori, quelli che non hanno possibilità alcuna se non nella misericordia, nella compassione, nell’amore di Dio -“.

Il racconto di Lindo si fa sempre più accorato e intenso. La sua descrizione emozionale e intensa è tale che il suo racconta evoca immagini. Ha la capacità di farti vivere l’incontro.

Continua…

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