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CONOSCERE SE STESSI dalla sofia alla spiritualità – Dalla “Maieutica” al “so di non sapere” L’incontro con se stessi e il proprio mistero – I parte

 

Conoscere se stessi è un‘esigenza inevitabile per divenire adulti ed è un’opportunità che trasmigra il tempo e la storia e spinge l’uomo a trascendere la propria umanità, permettendo al proprio essere di realizzarsi. Con l’assioma conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli dei, Socrate afferma che ogni individuo può arrivare alla conoscenza del proprio essere, anche se attraverso una “maieutica”, cioè una profonda ricerca del senso del sé, seppure limitata dalla sola ragione, giungendo tuttavia al “sapere di non sapere”, non arrivando mai alla piena conoscenza di se stessi. Questa sintesi del pensiero socratico ci riporta alle parole profetiche di Geremia: “più fallace di ogni altra cosa è il cuore e difficilmente guaribile, chi lo può conoscere?” (17,9) Senza ricusare la conoscenza socratica, ogni vita deve interrogarsi profondamente per conoscere il proprio cuore, ma non deve lasciarsi limitare dai confini imposti dalla ragione. A togliere l’uomo da questa impasse speculativa sono le parole dell’evangelista Giovanni: “non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c’è in ogni uomo” (Gv 2,25). Queste parole sono un ponte tra l’uomo, il suo mistero e Dio, perché ci rivelano colui che è stato “uomo” per eccellenza: il Signore Gesù. Egli conosce ciò che riposa nell’essere di ogni uomo, da sempre. Matteo ci racconta che, dopo la cena, Gesù prepara i dodici alla consapevolezza del tradimento: “colui che ha intinto con me la mano nel piatto, quello mi tradirà” (Mt 26, 23), Giuda si difende: “Rabbì, sono forse io?” (Mt 26, 25) ma compie il gesto estremo come una tara presente nel suo cuore; quando Gesù ammonisce Pietro: ”In verità, in verità ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte” (Mt 26, 34) egli non comprende, si difende: “anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò” (Mt 26,35) ma il Signore conosce il cuore di Pietro più di quanto egli sia consapevole; quando Gesù anticipa ai discepoli il loro abbandono: “Ecco, verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo” (Gv 16,32) non lo comprendono. Gesù conosce profondamente i suoi discepoli e allo stesso modo conosce ciascuno di noi. Perché il Cristo è colui al quale tutto è chiaro. Egli conosce il nostro cuore e in Lui possiamo conoscerci intimamente. Dunque, è in questo incontro che l’uomo può intraprendere il viaggio dentro se stesso, nel proprio cuore, ed esprime la verità del proprio essere.

Continua…

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