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CONOSCERE SE STESSI dalla sofia alla spiritualità – L’impegno della società a crescere in modo sano i bambini… – III parte

 

La nostra società, così schizofrenica e liquida, è allo stesso tempo il motore che alimenta i bisogni e le nevrosi di tutti noi. Naturalmente, ci sono anche lati positivi, ovvio. Però queste “influenze positive” sono spesso latenti, e la loro mancanza contribuisce a far crescere le nuove generazioni senza valori morali stabili, alimentandoli “all’inconsapevolezza” e al “non stimolo”. Se la maggior parte delle famiglie oggi può offrire “materialmente” tutto ai figli, anche il surplus, paradossalmente, questo diviene un limite perché impedisce loro di cercare la propria indipendenza. Questo vale anche per i desideri, che troppo spesso sono anticipati dai genitori, che si sentono in dovere di soddisfare i propri figli impedendogli però di sognare autonomamente, realizzando con loro un dialogo sordo che impedisce di fargli fare il salto verso la maturità. Nemmeno lasciare la casa genitoriale significa essere indipendenti, perché sempre più spesso sono i genitori a prendersi l’impegno economico dell’immobile, finanche del suo arredo, deresponsabilizzando i propri figli. È chiaro che se anche il microcosmo in cui si “dovrebbe” crescere non sostiene il passaggio verso la piena responsabilità, si rallenta fatalmente la crescita dell’uomo e quindi del progetto d’amore di Dio. Dunque, in questa nostra epoca l’adolescenza sembra più una necessità che un passaggio necessario alla conoscenza di cui parlava Socrate, e quindi del suo mistero. È evidente che se oggi appare più difficile il superamento di questa fase è perché viviamo un’epoca inusitata, dove gli adulti, che dovrebbero essere anzitutto educatori, sminuiscono l’importanza di questo passaggio e del suo superamento, conducendo i propri figli ad un altro limite pericolosissimo: l’insoddisfazione, la mancanza di obiettivi e soprattutto la solitudine che può sostenere l’abuso di droghe e di ogni tipo di dipendenza come mezzo di compensazione delle proprie paure, delle insicurezze e della propria inadeguatezza. Quindi, accettare se stessi e il mondo in cui vivere può sembrare un’impresa che induce a ricercare un modello semplicistico cui adeguarsi, fino a celebrare il bisogno inconscio di una perenne immaturità, rischiando di rimanere intrappolati in una “giovinezza mascherata” come un bisogno indifferibile dell’essere. Ma questa ricerca di leggerezza egoistica tipica dell’adolescenza, porta l’uomo a condurre una ricerca sorda, fatta di superficie, di epidermide, dove l’incontro col proprio mondo interiore necessario al superamento dei limiti dell’adolescenza, non osa l’approdo nel profondo del proprio essere e non va’ oltre ciò che lo oltrepassa, che lo trascende, lasciando l’individuo in uno stato di stallo permanente. Crescere significa emanciparsi dalla tutela e dalla guida dei genitori e soprattutto significa conquistare un’autonomia reale dalla famiglia. Il compito di una società sana è proprio quello di facilitare questo passaggio naturale.

Un celebre proverbio ebraico afferma: “Chi salva una sola persona è come se salvasse un mondo intero”. Formare ogni uomo alla piena responsabilità della propria vita significa renderlo libero. Ogni educatore deve vivere la propria vocazione come il modello da proporre per accompagnare il giovane verso la realizzazione del proprio essere, che diviene pienezza attraverso l’incontro col Signore Gesù, perché quando la ragione incontra il Mistero trova la completezza del proprio essere e in Lui trova pace.

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