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La questione del male e la sofferenza dei bambini: Alëša e la sua lezione sull’accettazione del dolore come superamento – III parte

 

Siamo giunti alla parte finale di questa breve riflessione sulla questione del male e, in modo particolare, riguardo al male dei bambini. Non daremo risposte. Ma continueremo a riflettere. Perché quello che abbiamo intrapreso è certamente un cammino, che accompagna ogni singola vita lungo il percorso che conduce alla pienezza, al senso ultimo di questo nostro migrare terreno. Ed è ancora lunga la strada della consapevolezza e della comprensione del mistero del male che avvolge l’uomo. Tuttavia, in conclusione a questa breve riflessione mi pare doveroso tentare di dare una risposta al senso del male e della sofferenza, seppure mediato dalla fede in Dio, nella certezza che quest’ultima non può essere mai scontata. Ricorro alle parole di Dostoevskij e dei suoi straordinari “fratelli Karamàzov” con cui ho aperto questa riflessione, nella consapevolezza che in queste parole sia presente la risposta al silenzio/diniego che inevitabilmente avvolge la logica umana, seppure rimanendo nel piano misterico della logica divina.

“Dimmelo tu, ti sfido, rispondimi: immagina che tocchi a te innalzare l’edificio del destino umano allo scopo finale di rendere gli uomini felici e di dare loro pace e tranquillità, ma immagina pure che per far questo sia necessario e inevitabile torturare almeno un piccolo esserino, ecco, proprio quella bambina che si batteva il petto con il pugno, immagina che l’edificio debba fondarsi sulle lacrime invendicate di quella bambina  – accetteresti di essere l’architetto a queste condizioni? Su, dimmelo e non mentire! ‘No, non accetterei’, disse Alëša sommessamente. E potresti accettare l’idea che gli uomini, per i quali stai innalzando l’edificio, acconsentano essi stessi a ricevere una tale felicità sulla base del sangue “irriscattato” di una piccola vittima e, una volta accettato questo, vivano felici per sempre? ‘No, non posso accettare questa idea. Fratello’, prese a dire Alëša all’improvviso con gli occhi che brillavano, hai appena detto: c’è in tutto il mondo un essere che possa e abbia il diritto di perdonare tutto? Ma quell’essere esiste, e può perdonare tutto, tutto, qualunque peccato si sia commesso, perché egli stesso ha dato il suo sangue innocente per tutti e per tutto. Ti sei dimenticato di lui, su di lui si fonda l’edificio ed è a lui che grideranno: ‘Tu sei giusto, o Signore, giacché le tue vie sono state rivelate!’. Ah, parli dell’ ‘Unico senza peccato’ e del sangue suo! No, non l’ho dimenticato, anzi mi meravigliavo che in tutto questo tempo non lo avessi ancora tirato in ballo, visto che, di solito, in tutte le discussioni, quelli dalla vostra parte mettono sempre lui davanti a tutto”.

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