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Teresa di Lisieux, il Carmelo, la vita semplice in monastero e la manifestazione della malattia come crescita interiore – II parte

 

La straordinaria vita di questa giovane suora prosegue nella malattia. La storia di Teresa di Lisieux va verso l’apogeo d’Amore per DIo. Ma la malattia la sta per ingabbiare. Infatti, nella notte del 3 aprile del 1896 ha una prima manifestazione della malattia che la condurrà alla morte e che lei accoglie come la misteriosa visita dello Sposo divino. Nello stesso tempo entra nella prova della fede che durerà fino alla sua morte e della quale offrirà una sconvolgente testimonianza nei suoi scritti, e in modo particolare, in quello che diventerà il suo testamento spirituale: “Storia di un’anima”. Durante il mese di settembre conclude il Manoscritto B, che costituisce una stupenda illustrazione della piena maturità della Santa, specialmente mediante la scoperta della sua vocazione nel cuore della Chiesa.

Mentre peggiora la sua salute e continua il tempo della prova, nel mese di giugno inizia il Manoscritto C, dedicato alla Madre Maria di Gonzaga, e allo stesso tempo, la giovane suora viene sempre più condotta, dalla Grazia di Dio, ad una più alta perfezione, fino alla scoperta di nuove luci, intese come estensione del suo messaggio da apportare nella Chiesa, e sempre a vantaggio delle anime che seguiranno la sua via. L’8 luglio 1897 viene trasferita in infermeria. Le sue sorelle ed altre religiose raccolgono le sue parole, mentre i dolori e le prove, sopportati con pazienza, si intensificano fino a culminare con la morte, nel pomeriggio del 30 settembre del 1897. «Io non muoio, entro nella vita», aveva scritto al suo fratello spirituale missionario don Bellier. Le sue ultime parole «Dio mio, io ti amo» sono il sigillo della sua esistenza, che all’età di 24 anni si spegne sulla terra per entrare, secondo il suo desiderio, in una nuova fase di presenza apostolica in favore delle anime, nella comunione dei Santi, per spargere una pioggia di rose sul mondo. È stata canonizzata da Pio XI il17 maggio 1925 e proclamata Patrona universale delle missioni, insieme a San Francesco Saverio, il 14 dicembre 1927.

La sua dottrina ed il suo esempio di santità sono stati recepiti da ogni ceto di fedeli di questo secolo con un grande entusiasmo, anche fuori della Chiesa cattolica e del cristianesimo.

Molte Conferenze Episcopali in occasione del Centenario della sua morte hanno chiesto al Papa che fosse proclamata Dottore della Chiesa, per la solidità della sua sapienza spirituale, ispirata al Vangelo, per l’originalità delle sue intuizioni teologiche, nelle quali risplende la sua eminente dottrina, per l’universalità della recezione del suo messaggio spirituale accolto in tutto il mondo e diffuso con la traduzione delle sue opere in una cinquantina di lingue diverse. Giovanni Paolo II accogliere questo desiderio, permettendo lo studio della Congregazione delle Causa dei Santi e con la supervisione della Congregazione per la Dottrina della Fede, da cui la conseguente dichiarazione di “Dottore della Chiesa” alla giovanissima Teresa di Lisieux. E il 24 Agosto 1997, durante la preghiera dell’Angelus, alla presenza di centinaia di Vescovi e davanti ad una sterminata folla di giovani di tutto il mondo, radunati a Parigi per la XII Gionata Mondiale della Gioventù, il Papa annuncia il suo proposito di proclamare Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto Dottore della Chiesa universale, e finalmente, il 19 ottobre 1997, la Domenica in cui si celebra la Giornata Mondiale delle Missioni, non a caso, finalmente Teresa viene proclamata Dottore della Chiesa.

Perché una giovane monaca di clausura morta di tubercolosi a ventiquattro anni, praticamente sconosciuta, ha avuto una eco mondiale così imponente? Oggi, noi sappiamo che lei che era una religiosa, mistica, drammaturga, dottore della Chiesa insieme a Caterina da Siena e Teresa d’Avila, patrona di Francia e insieme a Giovanna d’Arco protettrice dei malati di AIDS, di tubercolosi e di altre malattie infettive e persino patrona delle missioni. Ma sono questi titoli altisonanti ad averla resa così affabile al Popolo di Dio? Non credo. Penso invece che questo sia avvenuto sicuramente grazie all’eredità del suo pensiero, che ci ha lasciato in forma di memorie, riflessioni, e senza omettere le sue molte crisi spirituali, in cui la giovane donna ha tracciato la sua anima, donandola al lettore come una grazia da sfogliare e risfogliare. Il suo manoscritto: “Storia di un’anima”, è la raccolta dei diari pubblicati dalla sorella Pauline, diventata madre Agnese dopo la sua morte, il testo è stato pubblicato per la prima volta nel 1898. Non è solo un testo religioso ma raccoglie poesie, opere teatrali, lettere e preghiere che raccontano l’itinerario spirituale di un’anima eccelsa, a dispetto dell’umiltà e del nascondimento della sua vita terrena. Ancora oggi è considerato uno dei capolavori della spiritualità di tutti i tempi. Santa Teresina compose anche otto lavori teatrali che mise in scena personalmente nel teatro del Carmelo, curandone personalmente non solo la scenografia ma anche i costumi, talvolta figurando come protagonista. Tali lavori ebbero come nome Récréations Pieuses (Ricreazioni Pie). Tra i temi, episodi evangelici e la vita di Giovanna d’Arco.

In Francia, la Basilica a lei dedicata è il secondo luogo di pellegrinaggio, solo dopo Lourdes.

Già Pio XI raccomandava al vescovo di Bayeux: «Dite e fate dire che si è resa un po’ troppo insipida la spiritualità di Teresa. Com’è maschia e virile, invece! Santa Teresa di Gesù Bambino, di cui tutta la dottrina predica la rinuncia, è un grand’uomo».

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