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La storia di Chiara d’Assisi (il testamento) – III Parte

 

Chiara ha lasciato al mondo un documento straordinario, che ha cambiato il concetto di vita claustrale. Nel suo Testamento, che Chiara ha scritto per le sue Sorelle “presenti e future”, contiene un’esortazione che ci lascia intuire come fosse impostata la vita fraterna a San Damiano:

Amandovi a vicenda nell’amore di Cristo, dimostrate al di fuori con le opere l’amore che avete nell’intimo, in modo che, provocate da questo esempio, le Sorelle crescano nell’amore di Dio e nella mutua carità.

Grazie alla sua tenace determinazione, Chiara riuscì ad ottenerne l’approvazione della regola da parte di Papa Innocenzo IV, come è attestato dagli scritti delle prime sorelle che ne testimoniano l’evento il 9 agosto 1253.

Due giorni dopo, l’11 agosto 1253, Chiara conclude la sua esistenza terrena rendendo grazie a Dio Padre per il dono della vita, fiduciosa di avere in Lui una buona guida per attraversare la morte, ultimo viaggio verso l’eternità. Prima di morire, Chiara sigillerà la sua vita con un ultimo rendimento di grazie:

“Tu, Signore, che mi hai creato, sii benedetto! “Va’ sicura, anima mia… perché avrai una buona guida di viaggio. Va’, perché chi ti ha creato ti ha santificato e custodendoti sempre come una madre custodisce suo figlio, ti ha voluto bene con amore. E Tu, Signore che mi hai creata, sii benedetto”. (FF 3252)

 

 

E il 18 ottobre dello stesso anno papa Innocenzo IV chiese che si aprisse il processo di canonizzazione. Due anni dopo, il 15 agosto 1255, Chiara venne proclamata santa.

Tra le fonti che ci raccontano di Chiara, ce n’è una speciale: la testimonianza di quanti deposero al processo di canonizzazione, appena due anni dopo la sua morte. Possiamo così ascoltare la voce di coloro che l’hanno conosciuta direttamente. Tra essi c’è Bona di Guelfuccio, l’amica che accompagnava la giovane Chiara ai segreti incontri con Francesco d’Assisi, nei quali lui la illuminava sulle vie di Dio.

Bona ci parla anche dell’attenzione che Chiara allora già aveva verso i poveri: spesso era proprio lei, Bona, a portare loro quanto l’amica sottraeva al proprio pasto…

Tra i testimoni del processo di canonizzazione ci sono anche alcuni cavalieri che frequentavano la casa degli Offreduccio: essi attestano la nobiltà del casato a cui Chiara apparteneva, ci dicono che fin da bambina amava Dio e la preghiera, ricordano la sua bellezza e la determinazione con cui rifiutò ogni proposta di matrimonio.

Ma le testimonianze più numerose sono le compagne di Chiara, donne che, affascinate dalla sua scelta di vivere in umiltà e povertà come il Cristo Povero, si sono unite a lei nel piccolo convento di San Damiano: sora Pacifica, sora Benvenuta, sora Filippa, sora Amata… Le Sorelle descrivono Chiara come una donna innamorata di Dio; questo amore, centro della sua vita, si irradia sulla vita fraterna, si rende visibile nell’attenzione ad ogni persona.

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