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Ricerca antropologica I – I MOXOS Breve storia del gruppo e introduzione al periodo precolombiano

 

 

Breve storia di Moxos – Periodo precolombiano

Nel territorio Mojos (o Moxos), chiamato anche Paitìtì o Condire o El Dorado, gli indios vivevano riuniti in piccole comunità con i loro rispettivi cacicchi. Si spostavano da un luogo all’altro per cercare insediamenti più sicuri al riparo da fiere e da inondazioni.

Mangiavano carne con arachidi e yuca. Bevevano la “chicha”, una bevanda estratta da yuca, mais e patata americana. Eccedevano spesso nelle libagioni.

Gli uomini si dedicavano al lavoro nei campi (nel chaco), alla caccia e alla pesca. Le donne preparavano i pasti, raccoglievano legna e acqua insieme ai figli. A casa tessevano cotone e fabbricavano stuoie. A tutti piaceva la musica, spesso accompagnata dal canto e dalla danza.

Erano in armonia totale con se stessi: vivevano uniti, si spostavano uniti e tutto quello che essi producevano veniva ripartito fra le differenti famiglie della comunità. Il prodotto che avanzava veniva scambiato con altre comunità. Non esisteva la moneta. Questa forma di vita comunitaria, che vige tutt’oggi in molti villaggi del TIPNIS e del TIM, impediva l’instaurarsi di disuguaglianze sociali. Non esisteva la parola miseria. Lo straniero veniva rispettato ed era accolto con senso di ospitalità.

Sulla loro religione non si hanno dati sicuri. Per alcuni, i moxeños credevano in un Dio Creatore, chiamato Maimona o Viya o Uchiabaré, per altri adoravano il Sole o la Luna o le stelle. Ma i più concordano nell’affermare che gli indios avevano verso la natura timore e un grande rispetto, più che una vera adorazione. Era una forma di credenza antropologica che faceva parte della propria cultura. Erano incantati dal fluire dei fiumi, dal fruscio del vento, dai mormorii e dai lunghi silenzi della selva amazzonica. Solo gli animali feroci mettevano paura, come “el tigre”: se un moxeño riusciva a catturarlo o ad ucciderlo, lo spirito del grande felino poteva entrare in lui facendone un uomo tanto forte da meritare gli onori di tutta la comunità.

Continua…

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